Indignati napoletani: un’idea alla nostra portata




Napoli, politica | Francesco Lubrano Lavadera | 6 giugno 2011 alle 16:25

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Di Gianni Manzo (via facebook)

La butto così, senza preoccuparmi di introduzioni, cappelletti e giri di parole. Se vinciamo i referendum, ovviamente ci sarà un festone per le strade indimenticabile, probabilmente anche molto più ampio e potente di quello recente per de magistris, parlo ovviamente ai facebooker partenopei.

Mi chiedo: e se quel giorno, quella sera la tirassimo ancora, senza farla finire più? Se sulle ali di questo entusiasmo così prezioso ci fermassimo tutti a piazza plebiscito senza andare più via? Sarebbe un colpo di mano, una scintilla per vedere se anche qui riusciamo a cogliere il messaggio degli indignados spagnoli, se anche qui accendiamo l’intera prateria. Se la nostra generazione si rendesse protagonista di questo atto, senza sigle di organizzazioni di appartenenza, ovviamente senza partiti, e dicessimo da qua non ce ne andiamo più se non vengono affrontati e risolti i problemi della precarizzazione della vita di noi giovani, ma non solo?

Sono disposto a scommettere qualsiasi cosa che anche altre città italiane ci seguirebbero, un virus che parte da napoli e si diffonde, la rete delle piazze, il filo rosso che lega le primavere arabe e quelle europee. Non aggiungo altri paroloni o concetti, credo sia chiaro a tutti che siamo una generazione fottuta, forse invece non è chiaro a tutti che fottendo noi si fotte anche il paese. E allora, porquè no? why not?


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Articolo scritto da Francesco Lubrano Lavadera

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